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VALTELLINA WINE TRAIL: buona la prima per la nostra Simo!

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VALTELLINA WINE TRAIL: buona la prima per la nostra Simo!

È venerdì pomeriggio, sono ancora in ufficio, ma la mia testa è da un’altra parte. L’ho fatto davvero, è tutto vero. Domani mattina ho il mio primo trail ma non uno qualsiasi: il Valtellina Wine Trail.

Sono realmente un po’ agitata.. si, insomma, quando la settimana prima avevo proposto ad Elisa di accompagnarmi in quest’avventura della quale Manu aveva parlato con tanto entusiasmo, non avrei mai immaginato che, nonostante il sold-out e grazie ad un paio di rinunce, potessi trovarmi iscritta.

Con tanto di mail e numero di pettorale.

L’infinito pomeriggio volge al termine e mi metto in macchina per recuperare Elisa a Lecco. Sorrido vedendola arrivare con un borsone grande il doppio di lei. Il mio è identico: non sapendo quale fosse l’outfit piu’ adatto per affrontare un trail, in borsa ho messo di tutto un po’.

Raggiungiamo la Valtellina, Manuela e  Cristina ci aspettano lì, davanti a tipici piatti non so se propriamente indicati nelle diete pre-gara ma comunque buonissimi.

Iniziamo a chiacchierare della gara dell’indomani, diamo un’occhiata alla mappa del percorso, io cerco di memorizzare quello che fino a poco tempo fa per me poteva essere solo una copia di un elettrocardiogramma, che ora capisco essere variazioni di pendenza.

Cerco di non darlo a vedere, ma l’agitazione sale. Si tratta però di quell’agitazione positiva, quella che ti da le scosse, che ti fa sentire viva..

Prima di augurarci la buonanotte, Elisa ed io svuotiamo i contenuti delle borse sul letto e ci facciamo aiutare da Manu a scegliere l’abbigliamento migliore per il trail: pantaloni termici, maglia termica maniche lunghe, maglia con cappuccio, k-way  (farà freddo? Sicuramente pioverà..) cappellino, calze, le mie scarpe trail con il grip rosa.. dovrei avere tutto..

Sono le 6:00, la sveglia ci ricorda che e’ tempo di andare. Apro la finestra e la pioggia cade abbondantemente.

Si va! Partiamo per raggiungere la stazione di Sondrio, punto di partenza delle tre gare dove i partecipanti della maratona e della mezza devono prendere il treno che li porterà a destinazione, mentre noi che faremo la 12 (o 13) verremo portati al punto di partenza con un autobus.

Devo dire che il ritrovo in stazione mi ricorda un po’ le gite scolastiche, se non fosse che l’età media (la mia compresa) non é sicuramente quella dei liceali.

Dopo una breve scena fantozziana in cui entriamo al bar per berci un caffé con stazione piena di gente e quando usciamo e non c’é piu’ nessuno – a posteriori realizziamo che, probabilmente, erano tutte persone che prendevano il treno – saliamo sul bus che ci porta a Castione Andevenno, località di partenza del trail di 12(o13 Kkm).

La pioggia non cessa un attimo di cadere e cosi’ cerchiamo una sorta di punto d’appoggio per evitare di partire già fradici: un Ipermercato ci offre ospitalità.

Lo scenario che si presenta all’interno é surreale: gente che si cambia alle casse, nei vari reparti, senza considerare che siamo vicini al Natale ed il negozio é già pieno di decorazioni.

In preda a questo assurdo clima giocoso, mi dimentico per un attimo della tensione e mi godo il giro foto con i pupazzi insieme alle mie compagne d’avventura.

Veniamo in breve tempo riportate alla realtà quando lo speaker annuncia che da li’ a 10 minuti ci sarebbe stato lo start.

Ricomincia a salirmi un po’ d’ansietta. Usciamo e ci ripariamo sotto al gonfiabile a fianco alla partenza.

Inizio a guardarmi intorno, mi piace osservare la gente prima delle gare. Ho questa assurda convinzione che guardandoli, possa riuscire a carpirne le capacità ..chi vincerà e chi invece potrebbe essere il mio compagno di percorso.

Sparo! Si parte! Non siamo una massa tipo le gare podistiche cittadine da migliaia di persone, ma siamo comunque un buon numero, piu’ o meno 600.

Ora decido di concentrarmi su me stessa e su questa gara. Sento i bip dei chip che si alternano, una valanga di saluti e sorrisi ai fotografi abbigliati versione pioggia e si va..

Il primo breve tratto é sull’asfalto, poi inizia subito lo sterrato. Cominciano i miei primi passi VERI con scarpe da trail VERE nello sterrato, fangosissimo e bagnatissimo.

Mi concentro sui passi, questa cosa del grip funziona sul serio! Non scivolo, anzi probabilmente sono molto piu’ attaccata al terreno di quando cammino per strada. Cerco di memorizzare tutti i consigli chiesti nei giorni precedenti a chi ne sa piu’ di me, ossia praticamente tutti.

Guardo il gruppo che si avventura nei primi falsopiani boscosi, cerco comunque stare dietro alle mie amiche, pur sapendo che il loro ritmo é differente dal mio.

Mi sento tipo “automan”, ho impressa in testa la mappa studiata la sera prima. So che prima delle salite vere c’è 1,5Km di “ambientazione” (?) .

Arriviamo infatti alla prima cantina, dove si forma inevitabilmente la coda, per evitare che la gente scivoli sul pavimento bagnato. Durante questo primo passaggio, devo dire la verità, ancora non mi godo appieno ciò che sta capitando.

Uscita dalla cantina inizio a capire cosa vogliano dire le pendenze.

Inizio corricchiando, ma poi la salita diventa piu’ impervia e comincio a camminare cercando comunque di mantenere un ritmo dignitoso.

Le ragazze le ho perse, ora sono io, le mie gambe, la mia testa e la mia volontà.

Si sale sempre di più, ed io inizio a godermi il paesaggio: il percorso si snoda tra vigneti, stretti passaggi su sentieri sterrati, brevi tratti tra le vecchie case di sasso tipiche della montagna, di nuovo cantine…Tutto questo è accompagnato da volontari lungo tutto il percorso che con un sorriso ed una parola d’incoraggiamento mi danno la carica.

Arriva la prima grossa discesa, tentenno sui primi passi (e se le scarpe non dovessero tenere?..) ma poi convinta inizio a correre..mi accorgo di sorridere, è bellissimo, stupendo, è la cosa più bella che io abbia mai fatto..vaiiiiiiii!!!

Mi rendo conto ora di avere veramente cinque anni, voglio prendere tutte le pozzanghere, immergo i piedi nel fango e vado, spinta più che altro dalla forza gravitazionale!

Arriva il ristoro degno dei migliori rifugi, acqua, the, sali e poi formaggi con calici di vino. Sono nella fase euforica, nemmeno a metà percorso.

Esco ringraziando tutti, manco fossero lì solo per me, poi mi casca l’occhio sul percorso.

Eccolo. Il MURO.

Una salita a serpentina e senza accorgermene dico una parolaccia a voce alta.

Poi mi sovvengono tutte le passeggiate in montagna fatte da bambina, il fatto che io mica sono nata in città ed un atavico orgoglio campanilistico mi porta a pensare che, in fondo, è sempre un passo dopo l’altro, se lo fanno gli altri lo posso fare anche io.

Forte di questo mi godo ogni singolo momento, cerco di salire con criterio, cerco di mantenere il fiato regolare, di fermarmi cinque secondi se necessario, nei punti più ripidi, come carpito dai più esperti: mani sulle cosce e sali!

Dopo aver sorpassato questa fase il percorso prosegue tra sali e scendi vari (più sali che scendi) e finalmente decido di guardare il tom tom che non so usare ma che Vinx aveva tanto insistito a farmi mettere, non tanto per il tempo, quanto per il kilometraggio.

Sono già oltre il decimo km, non si può salire per sempre, arriverà la discesona.. sento la fase arrivo imminente, mi trovo a cogliere la brillante ironia (si perché secondo me è stata un’idea geniale) di passare dopo l’ultima inaspettata salita davanti ad un altarino dedicato alla Madonna.

Ed il passaggio in discesa a fianco al cimitero! Ormai sono a Sondrio, il terreno diventa prima ciottolato e poi asfalto. Sono quasi all’arrivo, mi sale un groppo in gola dall’emozione, corro e ora non solo sorrido, rido sul serio.

Ad un certo punto il percorso viene racchiuso da due transenne ed in mezzo un tappeto..ai lati tantissima gente che incita ed io mi sento veramente un supereroe. Sorrido a tutti, il cuore batte all’impazzata e non solo per lo sforzo fisico.

Nonostante il vociare della moltitudine di persone e la musica proveniente dallo stand dello sponsor, arriva chiaro alle mie orecchie il bip del mio chip.

L’ho fatto! Davvero! Ho partecipato e portato a termine il mio primo Trail!

Al collo mi ritrovo una medaglia tonda di pietra ollare, mi fermo a rifocillarmi, sono bagnata fradicia, accaldata, un po’ disorientata dalla quantità di gente attorno, un po’ stanca ma fiera di me stessa.

Manca solo una cosa, imparata entrando a far parte della famiglia Wir, che arriva nel momento stesso in cui vedo le mie compagne d’avventura corrermi incontro abbracciandomi: complimenti reciproci a profusione! Siamo state grandi! Mi casca una lacrimuccia che tanto nessuno vede perché continua a piovere.

Ora si che ho veramente tutto, quindi: chiedetemi se sono felice!

Grazie a Manu, Elisa e Cristina per avermi accompagnata, incoraggiata ed abbracciata.

Grazie a tutte le WIR per essere ormai parte della mia vita.

Simona

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