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Tu che corri , ti sei mai chiesto da cosa stai scappando?

Tu che corri , ti sei mai chiesto da cosa stai scappando?

Pochi giorni fa mi trovavo insieme ad un’amica, sapete quelle amiche che non vedete per un anno ma poi quando succede è come se le aveste viste il giorno prima? Ecco …

 

Insomma con lei si stava parlando di percorsi di vita , di destino e di casualità (che poi tante volte casualità non sono) ed ovviamente in tutto questo ad un certo punto ha fatto capolino l’argomento corsa. Lei parlando di una sua personale esperienza mi ha fatto una domanda che mi ha lasciato senza parole “ Tu che corri così tanto, ti sei mai chiesta da cosa stai scappando”?

 

Emh…mhhh…bah…

 

No, effettivamente non me lo sono mai chiesta ma la domanda non mi è parsa stupida, tutt’altro; motivo per cui mi sono presa qualche giorno per pensarci ed ora eccomi qui, a rendervi partecipi delle mie riflessioni

 

Ricordo che quando ho iniziato a correre era un momento della mia vita di grandi cambiamenti: mi ero laureata da poco , avevo acquistato casa e trovato un lavoro a tempo indeterminato in una multinazionale nell’ ambito per cui avevo studiato. Perciò era un buon periodo , non avevo nulla di che lamentarmi. In apparenza.

 

Al tempo avevo un fidanzato che pensavo di amare ma che in realtà stava piano piano tessendo la sua tela intorno a me , cambiandomi come persona, allontanandomi dai miei affetti e alimentando in me un costante senso di colpa e frustrazione. Quello stesso fidanzato venne a vivere con me e da quel momento la situazione precipitò. Fu allora che acquistai il mio primo paio di scarpe da corsa a uscii per percorrere i miei primi 5 km. Da quel giorno non mi sono più fermata.

 

Quel fidanzato lo mollai circa un anno dopo a seguito di un episodio di violenza , non di quelli che fanno notizia ai TG grazie al cielo, ma abbastanza grave da farmi trovare il coraggio di fuggire via da lui, per sempre!

 

Oggi per me la corsa è vita, lo ammetto in alcuni periodi sono stata anche fin troppo invasata per essere un semplice amatore, ma tutto questo fa parte del gioco. Se passo qualche giorno senza correre mi sento incompleta e un po’ malinconica, provo una sensazione strana, una sorta di richiamo ancestrale.

 

Da quando corro ogni fase della mia vita ha rappresentato la fuga da qualcosa , quando arrivavo al limite e stavo male per qualcosa i giorni di corsa aumentavano e la dedizione alle tabelle diventava maniacale.

 

Quello che vi posso dire è che , a 38 anni suonati, sono arrivata alla conclusione che fuggire ha senso nella dimensione in cui certe cose vengano allo stesso tempo affrontate, non basta correre per superare un episodio di violenza , una depressione post partum, un esaurimento nervoso. Il viaggio deve essere interiore e la corsa è uno strumento non la soluzione per arrivare a comprenderci ed a concederci una vita migliore.

 

La fuga fine a sé stessa porta ad uno stato di solitudine interiore che spesso noi runner celiamo dietro ad un sorriso ed una medaglia stretta tra i denti.

 

 

-Jennifer-

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