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NY 2016: la seconda maratona di Sara!

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NY 2016: la seconda maratona di Sara!

Milano, 23 novembre 2016.

Sono seduta sul divano in una piovosa serata di Milano.

Ormai fuori fa freddo e il cambio dell’ora solare non aiuta per niente a godersi le giornate quando si esce da lavoro.

Ogni tanto guardo il mio garmin ancora fermo al 6 novembre 2016. 42 km e 300 mt.

Chiudo gli occhi e la prima cosa che vedo é il sole. La prima cosa che percepisco é il freddo. La prima cosa che sento é il suono di mille voci che chiamano il mio nome oppure urlano “Italiaaaa“…

É fantastico: ovunque guardo ci sono persone di ogni età, di ogni estrazione sociale, di ogni religione che ti applaudono, vogliono battere il cinque, sorridono e gioiscono quando tu contraccambi.. ragazzi.. bambini.. adulti che a furia di saltellare e urlare questa notte sicuramente dormiranno di sasso.

Sono 25 km che va così: solo i primi 4 km scarsi del ponte di Verrazzano sono stati tranquilli.

Dopo l’inno americano cantato dal vivo da una splendida voce femminile e poi una seconda voce che ci ha dato il via con il consueto sparo, il vento di Staten Island ci ha accompagnato nei primi km durante i quali solo ogni tanto si sentiva qualcuno parlare.

Passato il ponte, un BOATO! Non ho mai avuto una pelle d’oca così spessa… Entusiasmo, gioia, allegria ti pervadono completamente. Inizi a sorridere.. non puoi evitarlo, é impossibile non farlo..neanche ti rendi conto che stai correndo e intanto sorridi.

Per un attimo ti dimentichi della fatica degli allenamenti, della solitudine di quelle volte in cui hai corso da sola, dei dolori, dei tuoi infortuni, della paura di non farcela che ti ha accompagnato fin lì ..

E ti rendi conto che corri solo per cercare di dare la mano a più persone possibile, che sono lì per te, per divertirsi con te, per tifare per te perché sanno quale é il tuo obiettivo e per loro é un’ambizione da rispettare al massimo.

“You do it” sì.. aspe’…devo ancora arrivare però… ma per loro sei un eroe.

Ti dispiace quasi quando incontri qualcuno che ti offre una caramella, un frutto, un Mars e non li prendi.

Vorresti fermarti per dire che apprezzi ma non puoi mangiarlo in quel momento; vorresti allora prendere tutto ciò che ti viene offerto, ma come cavolo faccio poi a correre e dare il cinque alle altre centinaia di persone che sono lì?

Ok, ok, concentriamoci…abbiamo la tabella sul polso: come sta andando? Cavoli sono troppo veloce!

Oh guarda che figata!! Suonano e ballano dal vivo.. cavoli che bravi quei ragazzi! Ed eccoci a 25 km, praticamente ho finito quello che sarebbe stato il percorso della mezza di NY e sono sotto il tempo stabilito dalla mia tabella.

Ok dai Sara, concentrati!

Oh cavoli! Guarda che figata! “if Trump runs for president.. you can run this!” Ahah no vabbè!! E ce ne sono mille altri di cartelli così.

Oppure ci sono le foto a grandezza NATURALE (giuro!) degli amici che corrono, che quando arrivano si fermano a salutare tutta la famiglia, i parenti vari e gli amici! Fantastico!!

Aahaah, ok, però basta: ora mi devo preparare perché tra poco c’è il famoso ponte di Queensboro.

Dicono tutti che da lì in poi ti può venire la famosa crisi, il muro insomma, quel famoso momento in cui il tuo cervello ti dice che sei un cretino e che é meglio che ti fermi.

Ecco ci siamo, attorno a me non sento più nulla, solo silenzio.

Mi sembra di essere tornata ai tempi in cui uscivo alle 6 del mattino dalla discoteca e non sentivo nulla se non un ronzio nelle orecchie.

Attorno a me vedo un paesaggio spettacolare: i ponti di NY regalano davvero brividi e il sole di oggi sicuramente é stato un regalo pazzesco.

Salita, molti iniziano a rallentare e la mia corsa, iniziata già dalla partenza a zig zag, ora diventa più impegnativa perché le persone che si fermano sono davvero tante.

Inizio a preoccuparmi, il ginocchio fa male come sempre, ma io oggi non sento nulla (o non voglio sentire…) mi sembra di avere le energie e il fisico di una 20enne.

Ricontrollo tutto, faccio un check del corpo e mi ricordo di prendere l’ennesimo integratore.

Ma per il resto mi sembra di stare bene!

Non faccio in tempo a pensare a queste cose che alla piccola curva a sinistra con cui il ponte finisce in discesa sento di nuovo un boato.

Quasi questa volta mi spavento..

Oh mamma mia ma quanta gente c’é?!! Pazzesco!! Guarda quelli sui pali della luceee! E quelli sulle statue! Sono pazzi!!! Fantasticamente pazzi!

Ed eccomi qui a ridere di nuovo.

Questa volta mi sposto a sinistra per dare il cinque a tutti, perché tutti sono lì con la mano tesa. Che figata! “Go Sara go!” 

Non é possibile.. se penso al percorso sulla cartina, non mi ricordo nemmeno come ho fatto ad arrivare fino al 38 km.

L’unica cosa che ricordo sono i sorrisi delle persone, le loro voci, i nomi “Italia” e “Sara” che continuano ad essere urlati mentre passo.. alzo gli occhi dopo l’ennesimo rifornimento, eccola lì la famosa 5th Avenue.

Arrivano 2 km circa di salita bastarda: vedo le persone in fondo alla strada che sembrano in alto da quanto é in salita, assurdo, ma io devo andare lì. 

Ora sono contro sole. Fastidioso, ma nessun problema: mi sposto di nuovo a destra (anche se ora correre é davvero un’impresa a causa delle decine e decine di persone che ormai camminano) e mi concentro di nuovo a dare il cinque e a farmi chiamare così da essere motivata per quest’ultimo sforzo.

“Up your hands for Italy!” urlo io, e le persone vanno in delirio.

Un signore di colore si mette a correre con me fino a quando un poliziotto (senza usare alcun modo brusco) non lo ferma.

Ma io intanto sono arrivata in cima.

Mi sento un leone, non sono mai stata meglio in vita mia.

E ora cambio passo: dai piccoli passettini che mi sono imposta sulla salita della 5° strada adesso voglio correre come so fare.

Adesso le gambe hanno deciso di correre con la mia falcata massima, quella che solitamente uso per gli allenamenti in velocità.

Non penso: e non credo di averlo realmente fatto mai una volta durante tutta la gara.  Mi faccio solo prendere dall’euforia dell’aver capito che ho ancora strada da fare e non solo per nulla stanca.

Supero molti altri concorrenti, forse ora anche in malo modo a causa della velocità e della strada che solo adesso, entrando in Central Park, é più stretta.

Supero una marea di persone che ormai sono anche loro alla fine come me e quasi tutte partite nelle wave prima della mia.

Corro come se avessi appena iniziato a farlo, come se fossi ancora al ponte di Verrazzano e mi avessero detto: “devi solo fare 2 km e sei arrivata”.

Corro talmente tanto che, arrivata poi in albergo, mi sono accorta di aver fatto gli ultimi 2 km a 4.40..eccolo lì il traguardo!!

Alzo le braccia e penso “sorridi Sara!” e mi accorgo che in realtà sto già sorridendo, perché ho sorriso per tutta la gara.

ARRIVO e rallento, mi fermo. “Io vorrei correre ancora!” urlo entusiasta.

E intanto una ragazza mi mette la medaglia e mi dice: “Congratulations!” La bacio e l’abbraccio, così come il ragazzo che mi fa la foto.

Cammino di qua e di la come se mi avesse morso una tarantola: ringrazio chi mi dá la sacca, chi mi dá il pacco gara e urlo quando ci dicono “congratulations!” Perché tutti, ma proprio tutti, te lo dicono!!

Saltello fino all’uscita come una bambina che é appena stata al luna park, felice come non mai.

Il sorriso sulle labbra e quella dolce sensazione di sapere di essere un leone.

Sara

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