+39 392-318-3364 / info@womeninrun.it
'

Nadia: una WIR a Pyeongchang per portare la torcia olimpica

Nadia: una WIR a Pyeongchang per portare la torcia olimpica

Tutto è iniziato a fine maggio 2017, quando ho casualmente notato un cartellone che pubblicizzava la selezione, da parte di uno dei principali sponsor olimpici, di cittadini italiani come tedofori alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang in Corea del Sud. Unico requisito avere realizzato un sogno e volerlo condividere.

La mia storia la conoscete e il mio sogno l’ho realizzato potendo, dopo il tumore al seno, correre assieme a voi! Ho risposto ma senza troppa convinzione e invece nel giro di pochi giorni mi è arrivata la conferma della partecipazione, poi una serie di mail che ogni volta aggiungevano qualche dettaglio sul viaggio creando così una suspense indescrivibile. Mi sentivo troppo fortunata per essere stata scelta al punto che pensavo che mi accadesse  qualcosa per cui non sarei potuta partire.

E invece il fatidico 3 gennaio alla fine è arrivato e a Malpensa ho conosciuto i miei compagni di viaggio: 19 persone eccezionali tutte con una storia da raccontare, con un percorso che ci ha portati a vivere questa incredibile esperienza all’insegna dei valori dello sport, della pace e della speranza.

L’arrivo a Seul è stato da star, anche se distrutta da 11 ore di volo, ero felicissima di quell’accoglienza così calorosa con applausi e foto a ripetizione.

Il giorno  6 gennaio, toccava a me portare per tre minuti la fiaccola olimpica; sveglia alle 5 del mattina, colazione come se dovessi correre una mezza maratona e poi partenza da Seul per Yongin. Due ore di viaggio e veniamo accolti dai responsabili del Comitato Olimpico che iniziano a bombardarci di informazioni importantissime, ovviamente tutte in Coreano! Ma tanto la tensione era così alle stelle che non sarei riuscita a comprendere neanche avessero parlato in italiano…

E finalmente tocca a me. Vengo lasciata nel punto dove la mia torcia e quella del tedoforo che mi precedeva avrebbero dovuto “darsi il bacio” per passarci il fuoco di Olimpia. Iniziano le procedure: foto con gli sponsor, apertura del serbatoio del gas e poi vedo arrivare Mirko, pattinatore con il sogno che il pattinaggio a rotelle diventi sport olimpico… ci passiamo il fuoco e, come richiesto, facciamo gli stupidi iniziando a ballare la tarantella.

Ma ora tocca a me! La tensione è alle stelle devo correre senza cadere ma intanto devo anche parlare del mio sogno e per giunta in inglese. Un paio di secondi per raccogliere le idee e parto con una finta corsetta ma subito vengo ripresa: “Slowly, slowly!” Ma come a me viene detto di correre più lentamente????

Parlo dell’importanza di non smettere mai di combattere contro questa malattia e poi ne approfitto … è il compleanno di mio marito, quindi quale miglior occasione per fargli gli auguri in diretta sul sito delle Olimpiadi? E infine il mio pensiero è andato a voi WIR, compagne di corsa e di tante avventure. Ma il mio percorso è finito e mi accorgo che sto saltellando come Heidi agli allenamenti con il Coach Nava!!!

Salgo sul pullman che mi riporta alla base e non mi sento per nulla emozionata, mi sento quasi dispiaciuta, vedo tutti i miei compagni gasatissimi e io nulla …

Fino alla sera, quando alla cena di gala ufficiale ci vengono mostrati i momenti più  importanti della nostra staffetta Olimpica, mi rivedo e intanto la presentatrice chiama me e Giusy Versace per intervistarci sulla nostra storia. Solo in quel momento ho realizzato quanto mi era capitato, un’esperienza forte, irripetibile che mi ha permesso di conoscere persone straordinarie come l’atleta paralimpica Giusy Versace, la super ciclista Paola Gianotti, ma anche meno famose ma altrettanto eccezionali come William che da bambino ha scoperto di essere diabetico o Giorgio, maestro di sci anche lui con la voglia di rinascere dopo una malattia invalidante.

Da quel momento ogni volta che ci ripenso mi vengono le lacrime agli occhi…

Nadia

Lascia un Commento