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La libertà di correre senza paura – part 1

running correre con freddo

La libertà di correre senza paura – part 1

Uno dei motivi per cui ho cominciato a seguire e ad interessarmi seriamente all’operato delle WIR è senz’altro l’aspetto sociale dell’iniziativa: la sicurezza (specialmente per le donne) di una corsa in città.

Io stessa, prima di trasferirmi in Svezia, correvo nella periferia sud-ovest di Milano, generalmente sulla ciclabile lungo il Naviglio che conduce verso le campagne di Gaggiano e Vermezzo da un lato e verso Milano da quello opposto.

Con molto orgoglio della municipalità locale, si parlava con grande eco di un’area finalmente bonificata, scremata da micro-criminalità, sicura e in mezzo al verde, una sorta di oasi felice a misura di famiglie e bambini.

In realtà, alcuni vistosi ma minimi miglioramenti dell’area in questione hanno mascherato solamente, a parer mio, numerosissime lacune e situazioni di degrado che continuano ad essere ben radicate e presenti; ma da amante del verde e della natura quale sono, ho colto comunque l’aspetto positivo di poter correre relativamente lontano dal traffico e dallo smog, in mezzo alle campagne, alle cascine, circondata da un paesaggio per me confortante e rilassante.

Ben conoscendo però il contesto urbano, mai mi sono avventurata da sola se non in pieno giorno.

Dove sono cresciuta io si viene educati alla paura: “non andare lì, fatti riaccompagnare alla macchina, quel posto è buio ed isolato, cerca di stare in gruppo…” e così via. Va da sé quindi che, illuminazione a parte che comunque esiste solo per un certo tratto (per lo meno in direzione Gaggiano), la corsa senza luce e senza compagnia è sempre stata ovviamente fuori discussione.

Tra l’altro, proprio lungo la stessa ciclabile dove di solito mi allenavo io, si sono verificati episodi di aggressione a donne sole anche in pieno giorno quindi ho cominciato ad evitare non solo le ore buie ma anche quelle in cui non c’era sufficiente presenza in giro.

Devo dire che dove non andare o cosa non fare sono sempre stati concetti legati più ad una questione di buon senso, di precauzione, di “saggezza”, se vogliamo, che non a vero e proprio senso di paura: quando si cresce con alcuni parametri poi questi diventano la normalità, “il modo in cui comportarsi per vivere tranquilli in città”.

È tutto diventato molto più chiaro, ed allo stesso tempo assurdo, da quando vivo in Svezia.

Kika dalla Svezia

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