+39 392-318-3364 / info@womeninrun.it
'

La dipendenza da running al tempo del Coronavirus

La dipendenza da running al tempo del Coronavirus

Vi riporto uno scambio di opinioni letto ieri da qualche parte in questo “fantastico” mondo social (non ricordo dove, giuro)

Runner: “Dovrebbero chiudere anche i tabaccai, potrebbe essere una buona occasione per i fumatori di smettere di fumare”?

Fumatore: “Ma cosa stai dicendo? Non puoi lasciare una persona con una forte dipendenza senza sigarette blindata in casa dall’oggi al domani. E poi parli tu che nonostante il momento complesso non riesci a rinunciare alla corsa. Anche la tua è una dipendenza!”

Runner: “Cosa c’entra? E comunque anche se fosse una dipendenza è una dipendenza salutare, non come le sigarette”.

 

Ora, non entro in merito su chi dei due avesse ragione e chi torto, ma vorrei soffermarmi con voi sul definire o meno la corsa una “dipendenza salutare”. Che il running più di ogni sport di endurance crei una dipendenza è già stato ampiamente dimostrato, ma sulla natura di questa dipendenza ed alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni in merito all’emergenza COVID-19, qualche dubbio sul fatto che questa dipendenza sia del tutto salutare ammetto mi sta venendo.

 

Ma andiamo con ordine:

  1. da quando è scoppiata l’emergenza epidemia (oggi dichiarata Pandemia dall’OMS) le restrizioni alla nostra libertà di movimento sono aumentate di giorno in giorno e con esse i numeri allarmanti di un contagio senza tregua.
  2. Tra i vari cambiamenti rispetto al nostro stile di vita pioniere fu lo smartworking applicato per l’intera settimana in tutte le aziende dove già era in vigore tale modalità lavorativa, poi furono chiuse le scuole e i bar alle 18:00.
  3. Si arrivò al punto di dover dichiarare la Lombardia zona rossa a causa dell’elevato numero di contagi.
  4. In seguito tra le nuove Ordinanze emesse dalla Regione Lombardia viene richiesto che ogni cittadino porti con sé un’autocertificazione durante gli spostamenti da Comune a Comune, vengono chiusi persino i parchi e lo stesso giorno viene chiesto ai cittadini dal Capo della Protezione Civile Borrelli di munirsi di autocertificazione anche per le uscite a piedi.
  5. Infine con una conferenza stampa a tutta la Nazione l’11 Marzo alle 21:40 il Presidente Giuseppe Conte dichiara l’Italia intera zona rossa, imponendo la chiusura di tutte quelle attività commerciali considerate “meno necessarie”, per intenderci (bar, ristoranti, vendita al dettaglio… ) e richiama ad un senso di Responsabilità Collettiva chiedendo espressamente ai cittadini Italiani di uscire solo se STRETTAMENTE NECESSARIO.

 

Il quadro è chiaro: un’emergenza Nazionale che non si presentava da decenni.

 

Vengono emesse delle Ordinanze sulle Restrizioni da adottare in tutta Italia e da più parti viene sottolineata la necessità di uscire solo ed esclusivamente per lo stretto necessario che tecnicamente si traduce in attività di:

  • lavoro
  • salute
  • approvvigionamento

Nel Dpcm però tra le attività concesse rimane quella legata alla pratica dell’attività sportiva all’aria aperta esclusivamente in solitaria (tra cui il jogging).

Le due affermazioni sembrano annullarsi a vicenda, sono un po’ un controsenso, cioè: “ da una parte mi dicono di allenarmi e dall’altra mi chiedono di uscire (ed autocertificarmi) solo per una di queste tre categorie di attività. Quindi… che si fa”?

Si rimanda al buon senso delle persone, buon senso che in questi ultimi giorni i social hanno mostrato essere a rischio estinzione.

Parlando proprio della categoria del runner, sin da subito la domanda posta è stata una, sola ed insistente. “ ma quindi posso o non posso uscire a correre da solo “?

Una domanda che ad oggi non ha una risposta certa ma che viene, appunto, rimandata al proprio buon senso e a quel sentimento di Responsabilità Collettiva citato da Conte che ritrova le proprie basi nella matematica.

Vi spiego: se tutti pensassero solo al proprio interesse e se è vero che 1 + 1 = 2, allora sarà facile capire come 1+10+100+1000+10000+100000 = 111111. Questi numeri sono ipotetici runner che si moltiplicano sul territorio Italiano e che mossi dallo spirito del “eh ma lo fanno tutti” incideranno in positivo sull’aumento del numero di persone in giro per strada, per i campi, per le ciclabili; quando invece ciò che si sta chiedendo in questo momento è proprio il contrario cioè: DIMINUIRE le persone a piede libero.

 

Tutto questo per tornare al punto iniziale: la corsa è o non è una dipendenza salutare?

 

Dipende.  Nel momento in cui la nostra amata corsa va a discapito del nostro buon senso e del senso di responsabilità collettiva credo non si possa più annoverare tra le “Dipendenze salutari”, ma anzi messa allo stesso livello di una normale dipendenza con gli stessi risvolti negativi, compresa la crisi d’astinenza.

 

Vale la pena quantomeno fermarsi a riflettere su queste parole e sul senso che voi, ogni giorno, date allo sport. Se lo sport è piacere allora fa bene, se diventa un dovere o qualcosa a cui proprio non riuscite a rinunciare allora, forse, è meglio che iniziate a porvi qualche autolimitazione. Oggi è il momento giusto per farlo, oggi è il momento giusto per rivalutare priorità ed equilibri all’interno delle nostre frenetiche vite. Oggi è il momento giusto per fermarsi. Domani (inteso in senso lato) sarà il momento giusto per ricominciare e magari lo potrete fare con uno spirito diverso, più leggero e ancora più libero.

– Jennifer Isella –

Lascia un Commento