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La corsa campestre: come eravamo…

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La corsa campestre: come eravamo…

La gioia che traspare dal viso di un bambino che corre in mezzo al verde è qualcosa di una bellezza unica al mondo. Esiste qualcosa di più bello nel vedere dei bambini che corrono felici in mezzo a un prato? Io credo di no.

Sono passati tanti anni, ma se cerco nel mio passato un’immagine di grande felicità e spensieratezza non posso non andare a rispolverare certe vecchie fotografie di quando, da bambino, mio padre mi portava a giocare nelle campagne vicino a casa nostra a Sedriano (MI).

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A distanza di tanti anni ho riassaporato il piacere e la gioia di correre in natura, lungo i percorsi sterrati e sui manti erbosi della campagne nei dintorni di Milano. Fortunatamente queste aree naturalistiche sono ancora protette e quindi si sono salvate dalla cementificazione selvaggia che ha trasformato molti spazi verdi in orrendi quartieri commerciali, che rappresentano quella che secondo me è stata la vera rovina del nostro hinterland.

La dove c’era l’erba ora c’è…un centro commerciale! E quel bambino in mezzo al verde ormai dove sarà?? (Probabilmente a mangiare nel fast-food all’interno del centro commerciale).

Quello che voglio comunicare a tutti i partecipanti del corso è che non è MAI troppo tardi per essere felici e per ritornare ad essere bambini. La corsa è un’espressione di libertà, è pura gioia di vivere ed è un modo fantastico, e alla portata di tutti, per imparare a conoscersi meglio e per migliorare il nostro stile di vita.

La corsa campestre, o Cross country come viene chiamata oggi questa specialità dell’atletica leggera, è molto utile a tutti i tipi di corridore, dal pistaiolo mezzofondista fino al Maratoneta che consuma km e scarpe su strade asfaltate. La corsa sul fondo sterrato/erboso è un mezzo utile per migliorare sia la potenza aerobica che la forza muscolare e la propriocettività. Da un punto di vista psicologico la corsa campestre è un efficace metodo per imparare a superare le difficoltà, sia perché i percorsi presentano diverse insidie (salite, cambi di direzione, condizioni del terreno…) ma anche perché non si può fare affidamento sul cronometro o sui sistemi GPS che oggi scandiscono il nostro ritmo di corsa.

Nel cross non si fanno calcoli, si pensa solo a correre. Nella corsa campestre è possibile fare leva solo sulle proprie forze e sulla capacità che ognuno di noi ha nell’affrontare, e superare, le varie difficoltà. Questi adattamenti migliorano l’autostima con evidenti benefici, non solo per quanto riguarda lo sport, ma anche per tutto ciò che gravita attorno alla nostra quotidianità.

Vi aspetto sabato 11 febbraio!

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