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Il pensiero podista

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Il pensiero podista

E TU A COSA PENSI QUANDO CORRI?

Io potrei definire il mio “Pensiero Podista” con tre aggettivi per ogni fase della corsa:

  • il pensiero pre-corsa: ansioso
  • il pensiero durante: calcolatore
  • il pensiero post-corsa: megalomane

Mi piacerebbe raccontarvi cosa penso prima-durante e dopo una competizione, perché credo che tutti prima o poi dovrebbero provare le emozioni di una gara podistica.

IL PENSIERO ANSIOSO

Essendo io un’ansiosa per natura già la sera prima della gara entro in modalità “nessuno mi contraddica e mi distolga dai miei pensieri”. Mi sento come un automa: faccio, disfo, parlo, pulisco casa, ma i miei pensieri sono tutti concentrati su come gestire il passo al km, sul dubbio ricorrente se fermarmi o meno ai ristori, sull’orario a cui arrivare sul luogo stabilito per la partenza etc etc

Ho in mente una perfetta strategia di gara ma, nonostante io sia consapevole della fatica fatta nei mesi precedenti e del mio valore ipotetico, la paura di fallire fa capolino ogni dannata volta. Una paura che spesso non mi fa dormire la notte o mi condiziona l’appetito…una paura della quale però non riesco più a fare a meno.

IL PENSIERO CALCOLATORE

La mattina della gara sulla linea di partenza i pensieri si azzerano improvvisamente. Sento solo i rumori, gli odori (spesso non dei più piacevoli) e percepisco l’agitazione dei partecipanti…. ma per quei lunghissimi secondi prima dello sparo è come se avessi una “paralisi cerebrale”. Spesso chiudo gli occhi per rilassarmi e mi immagino correre in mezzo ad un prato…..

Bang!!!

Lo sparo risveglia il mio “Pensiero Podista” e dal primo passo inizia la grande sfida con la stanchezza, il fiato corto, i crampi, la sete e la fame. La gestione della gara è una cosa che non amo improvvisare anche perché con la mia malattia ho ben poco da improvvisare. Perciò per 2 / 3 di gara penso come un calcolatore, faccio conti, studio strategie di risparmio energetico, gestisco tempi e rifornimenti.  Per 1 / 3 invece penso solo a dare tutto! Spingo e mi concentro sul mio respiro, sul battito del mio cuore, faccio proiezioni di immagini felici di me all’arrivo con la gente che urla il mio nome e magari anche un piccolo podio di categoria ad aspettarmi. Quelle immagini sono come carburante per me durante gli ultimi km di gara.  Gli ultimi 500mt vado di nuovo in “paralisi cerebrale” e proseguo per forza di inerzia fino al traguardo!

IL PENSIERO MEGALOMANE

Tagliato il traguardo  l’istinto è sempre quello di buttarsi per terra , ma il più delle volte fortunatamente la dignità vince e rimango in piedi spesso sorridendo ed ogni tanto pure piangendo. In quei momenti penso che sono un’eroina, che ho vinto per l’ennesima volta la sfida con me stessa! Penso che è stata dura ma che ho gestito bene corpo e mente e che devo allenarmi ancora più duramente per poter migliorare la prossima gara.

 

Tanti pensano che siamo degli invasati egocentrici, alcuni addirittura ci deridono quando passiamo abbigliati in un certo modo (per fortuna ultimamente molto meno).

Tanti pensano che noi podisti non siamo tanto registrati, che bisogna essere pazzi per alzarsi alle sei la domenica mattina per andare a correre in qualche paesino sperduto della Brianza alcolica.

Io invece penso che piuttosto che essere un “normale” essere umano che passa i week end nei centri commerciali imprigionato dal suo stesso conformismo, preferisco mille volte essere una “pazza” runner che la domenica  si riappropria di corpo e mente per una corsa in piena e totale libertà!

#giùlemanidallamiapazzia

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