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E’ possibile insegnare l’Etica dello Sport prima ancora di insegnare come vincere una gara?

E’ possibile insegnare l’Etica dello Sport prima ancora di insegnare come vincere una gara?

Partiamo dalla definizione del termine “ETICA”:

L’etica (termine derivante dal greco antico ἔθος (o ἦθος)[1]èthos, “carattere”, “comportamento“, “costume”, “consuetudine“) è una branca della filosofia che studia i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un ideale modello comportamentale (ad esempio una data morale).

Questo sostantivo ha un origine nobile, filosofica addirittura, che caratterizza un insieme di norme e valori che regolano il comportamento umano in relazione agli altri e che ci permette di darne una collocazione rispetto ai concetti di “bene” e “male”.

Veniamo al nostro ambito: lo Sport.

Nello sport il concetto di etica è stato più volte discusso ma oggi vorrei partire da pensiero di Lorenzo Biagi (Filosofo Morale, Fondazione Lanza) il quale tempo fa proposte un progetto interessante di “Certificazione dell’Etica nello Sport”

Di seguito una traccia di uno dei suoi scritti:

Etica … nello Sport
Lo sport si affermò ben presto nel mondo degli uomini come mezzo di elevazione morale poiché, attraverso lo sforzo fisico teso al superamento dell’avversario o di una figura ideale di avversario, sviluppa qualità interiori come la volontà, il coraggio, l’abnegazione, lo spirito di sacrificio e la perseveranza. Il tutto in vista del buon fine di una bella e buona prestazione sportiva. Oggi, favorito dal crescente miglioramento delle generali concezioni di vita, lo sport costituisce ormai un fenomeno sociale di rilevanti dimensioni. Allo sport di vertice si abbina, intersecandosi, il concetto dello “sport per tutti”, che vuole riconoscere ai cittadini il diritto di praticare l’attività fisica piú confacente alle loro attitudini. Purtroppo il desiderio di emergere e di primeggiare senza rispettare alcune regole fondamentali, è entrato anche nello sport non agonistico. È cronaca di tutti i giorni la scoperta tra i “dilettanti” e gli “amatori” (anche giovanissimi) di abuso di sostanze stupefacenti e farmaci al fine di migliorare la prestanza fisica ed il rendimento. L’attenzione dedicata dai mass media allo sport è enorme, creando nel contesto sociale che circonda gli atleti e gli eventi agonistici, aspettative e tensioni che degenerano anche in violenza. Poche cose mancherebbero oggi allo sport: non la diffusione, non il denaro, non il consenso di un vasto pubblico, non gli atleti. Probabilmente, però, manca un chiaro progetto educativo, rivolto particolarmente ai ragazzi e ai giovani, che sottragga l’attività sportiva all’àmbito del puro esercizio fisico e la restituisca all’educazione, cui essa deve appartenere. «L’educazione – sottolinea il filosofo Immanuel Kant – è il piú grande e piú difficile problema che possa essere proposto all’uomo»

Partendo dalla riflessione del Dott. Biagi sarebbe interessante cercare di analizzare come ed in che modo si possa attuare un percorso educativo di questo tipo.

Se lo sport oggi rispetto al passato ha, per chi lo pratica e per chi lo organizza, degli obiettivi di guadagno molto importanti è anche vero che non bisogna dimenticarsi delle basi, dei valori e delle norme che regolamentano ogni disciplina.

Portando come esempio, negativo ahimé, la nostra amata corsa, dopo i recenti e sempre più frequenti episodi di condanna per doping, sia nel mondo del professionismo che in quello amatoriale, e i tanti altri episodi di scorrettezze varie la “questione morale” è qualcosa dalla quale non ci si può più esimere.

I social poi, amplificano ogni cosa: la mettono sotto la lente di ingrandimento, fanno emergere denunce e lamentele, ne analizzano la superficie, ma poi? Poi il problema rimane e nessuno sembra avere ne voglia ne tempo per lavorare ad un progetto educativo serio che preveda un lavoro importante sull’ aspetto valoriale legato allo sport.

La mia proposta è articolata e prevede diversi “attori” ma qualcosa a livello territoriale si sta già facendo, mancano le connessioni, le sinapsi. Credo che sia fondamentale creare dei progetti educativi concreti studiati insieme da Aziende, Associazioni no profit, Federazioni, Associazioni sportive e Istituzioni che, attraverso metodologie didattiche basate ad esempio sul gioco di ruolo, lo scambio culturale, la tecnologia etc. insegnino i valori base della condivisione, inclusione sociale, rispetto, aiuto reciproco etc etc per poi svilupparsi in moduli via via più strutturati a seconda delle fasce di età.

Ci sono onlus molto virtuose che attraverso lo sport promuovono valori importanti come quello dell’inclusione, ne cito una su tutte: Sport Senza Frontiere; o Associazioni Sportive come la nostra (Women In Run) che lavorano su temi sociali legati alla violenza e alla sicurezza della donna. Nelle scuole poi, dopo tanti anni, tornerà obbligatoria la lezione di Educazione Civica. Per non parlare delle azioni di responsabilità Sociale delle Aziende private, oggi sempre più impegnate in tal senso.

Insomma i presupposti per creare un dialogo costruttivo tra le realtà sopra citate, ci sono tutti. E’ necessario lavorare sul tessuto sociale, introdurre il tema dell’etica dello sport nelle Scuole, nelle sedi delle Associazioni Sportive, nei vari convegni delle Federazioni e fare di questo tema una colonna portante nei regolamenti delle varie discipline.

L’etica dello sport è importante ed è pertanto importante insegnare come dare significato a questa parola e come metterla in pratica; prima ancora di insegnare come vincere una gara!

 

-Jennifer Isella-

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