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Correre in montagna, come iniziare? Ce lo racconta Arianna Leonardi fortissima Sky Runner brianzola

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Correre in montagna, come iniziare? Ce lo racconta Arianna Leonardi fortissima Sky Runner brianzola

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Tutto è cominciato per caso, una sera di luglio: “Corsetta al Parco?”. L’invito inaspettato di due amici si è presto trasformato nell’appuntamento fisso del weekend mattina e nei primi obiettivi agonistici. Era l’estate del 2008 e oggi compio cinque anni da podista (due anni di fermo per indisposizione). — Curro ergo sum “Ciao, sono Arianna. Giornalista, fotografa e runner”. Se mi chiedessero una presentazione, risponderei così. Perché la corsa fa parte di quello che sono, vivo e penso, nonostante sia semplicemente un umile amatore. È diventata un’abitudine fisica e un’attitudine mentale: fissare un traguardo, allenarsi con metodo, portare a termine; in sostanza, non mollare fino alla fine, con determinazione e coscienza dei limiti. — Come mi alleno Corro tutto l’anno almeno cinque volte a settimana, non seguo tabelle (solo qualche buon consiglio)*, mangio disordinatamente (da gennaio sono tornata vegetariana e per un’inetta dei fornelli è una bella complicanza). Ho pessimi vizi, inclusa la passione per il Negroni Sbagliato e la Red Bull (con vodka ovviamente). Dormo poco e il lavoro mi stressa. Insomma, non sono certamente un modello atletico!

Mi alleno liberamente, senza troppi schemi, cercando di alternare sessioni di ripetute (ad esempio, 8 x 1km – rec. 500m, 10 x 400m – rec. 400m, 15 x 100m in salita – rec. 1 minuto), recupero (una decina di chilometri a ritmo lento), lungo (circa trenta chilometri a ritmo maratona), dislivello (collinare o montagna), in base alla prossima gara. Difficilmente mi iscrivo a una competizione per allenamento: se metto il pettorale, sto cercando di dare il massimo. — Mountain love Dalla strada alla montagna, con in mezzo la Monza-Resegone, il passo è stato breve. Soprattutto perché lo skyrunning (così come lo snowboard alpinismo, la musica punk, i viaggi zaino-in-spalla) è una passione fortissima che condivido con mio fratello Lorenzo (mio padre ci ha trasmesso l’amore per le Alpi da bambini).

Correre in montagna non ha prezzo, mi fa sentire libera. Lì conta quello che sai fare, non quanto guadagni o la tua gerarchia. Sarà sempre la montagna a decidere, ma ti darà una seconda chance. C’è una frase di Nietzsche che mi piace molto: “Chi sale sulla montagna più alta ride di tutti i drammi seri e faceti”. Fuori di metafora, è pazzescamente vera: quando sei in vetta, non conta più niente.

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— Skyrun: just do it! Per chi vive in pianura, preparare una skyrace non è semplice: devi essere disposto a spostarti per trovare il dislivello. Quando è la stagione delle gare (maggio – settembre) tento di andare in montagna il più possibile, compatibilmente con gli impegni lavorativi. Cornizzolo, Grigne e Resegone sono “le palestre” più facilmente raggiungibili per i brianzoli e offrono diverse varianti, oltre che bellissimi panorami.

Il mio consiglio per chi inizia è semplicemente provarci. Lo skyrunning richiede più tecnica rispetto alla corsa su strada: non è solo una questione di “motore”. Gambe, cuore e fiato servono, ma anche testa e strategia. Niente è calcolabile e le variabili (ambientali e psicologiche) rendono unica ogni skyrace: mai arrivare impreparati!

Bisogna fare i conti con la paura di cadere e farsi male, la sensazione di equilibrio precario, le condizioni atmosferiche imprevedibili, le vertigini in cresta o mentre si arrampica, l’altitudine e il respiro affannato, i crampi dovuti alle troppe sollecitazioni. Insomma, ci vuole pazienza e consapevolezza, reattività sul sentiero e sguardo alla vetta.

— Ma come mi vesto? Unico vero consiglio, mai lesinare sui materiali: l’abbigliamento tecnico, leggero ma efficace, può davvero fare la differenza in ambienti ostili.

Le scarpe innanzitutto devono calzare alla perfezione (niente vesciche o sfregamenti), adattarsi al piede e al tipo di corsa (ognuno scelga se privilegiare le caratteristiche di reattività, stabilità o ammortizzazione), avere una buona tenuta su terreni sconnessi, scivolosi e ripidi. Il mio modello preferito si chiama Bushido, prodotto da La Sportiva: sono scarpe leggere, con ottimo grip e calzata avvolgente, ma abbastanza secche e poco resistenti all’usura (durano qualche gara), adatte per brevi / medie distanze.

I miei unici vezzi in montagna sono la visiera fucsia XR Visor II della Salomon (“stilosa”, ma anche utile per proteggersi dal sole) e un polsino colorato tergi-sudore. Il resto del vestiario e degli accessori è votato alla praticità: tessuti morbidi e vestibilità larga. Indispensabile il marsupio sottile, aderente al corpo e capiente (deve contenere all’occorrenza guantini, k-way, manicotti, gel e barrette). Sulle calze contenitive ho delle riserve: limitano l’indurimento del polpaccio, ma i benefici reali sono spesso mitizzati (effetto placebo?).

Ma il vero stile sta nella testa e nelle gambe: liberate la vostra sky attitude… Ci vediamo alle mie gare preferite: Giir di Mont (Premana, fine luglio) e ResegUp (Lecco, inizio giugno)!

NOTE: * ultimamente però, in vista di un obiettivo di gara ambizioso (la maratona intorno alle 3 ore, partendo da un record personale di 3h04’34’’), sto seguendo una tabella piuttosto impegnativa con allenamenti 6 volte a settimana che alternano ripetute, lenti da quasi 3 ore, medi progressivi e brevi corse di recupero.

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