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CONTRACCEZIONE: a nord la pillola, al sud il salto… nel vuoto!

CONTRACCEZIONE: a nord la pillola, al sud il salto… nel vuoto!

Facciamo un salto indietro di quasi 30 anni, andiamo nel 1991, quando l’Unione Europea avviava le prime indagini in tema di salute pubblica. Già allora, il focus era orientato verso i problemi di fecondità e sub-fecondità, tema particolarmente caro alla “Vecchia Europa”, che si scopriva improvvisamente in calo demografico.

Dall’indagine condotta tra il 1991 e il 1993, emerse un quadro preoccupante e inaspettato in merito alla consapevolezza in ambito contraccettivo e, soprattutto, un divario importante fra Nord e Sud Italia. Nel Settentrione, il metodo preferito dalle donne per controllare le nascite era la pillola (25,3%), mentre al Sud spopolava il coito interrotto (33,4%) come soluzione contraccettiva – ahimè, decisamente fallace – per programmare le gravidanze.

Gli anni passano, i problemi restano. I dati ufficiali della World Health Organization del 2016 vedono il nostro Paese ancora decisamente indietro nell’uso dei contraccettivi ormonali (siamo fermi al 14%, insieme all’Ungheria) e anche a livello regionale, il dato sulla contraccezione ormonale è indiscutibilmente disomogeneo. Se escludiamo la Sardegna, infatti, man mano che ci spostiamo verso sud, l’utilizzo di qualsiasi metodo contraccettivo ormonale diminuisce drasticamente. Le differenze culturali tra Nord e Sud sono ancora presenti e spesso persistono “tradizioni” o falsi miti che vengono tramandati di madre in figlia come un passaparola.

Nel 1991 la possibilità di informarsi via web era ancora molto debole e internet uno strumento quasi del tutto sconosciuto (fino proprio al 1991, quando venne emanata dagli Stati Uniti la legge High Performance Computing Act, internet era esclusivamente a uso dei presidi governativi ed utilizzato in ambito pubblico solo per scopi scientifici). All’epoca, se si voleva saperne di più su come prevenire le nascite e soprattutto ricevere un parere competente, bisognava per forza di cose parlarne col proprio medico o rivolgersi al ginecologo. Entrambe le soluzioni portavano spesso con sé un bagaglio di pregiudizio e imbarazzo, quasi di vergogna. Ma oggi, davvero, non abbiamo più scuse.

Anche attraverso la campagna d’informazione promossa da Bayer, abbiamo imparato che ci si può informare facilmente, che evitare le bufale e i falsi miti è possibile e che, soprattutto, è fondamentale. Le possibilità che abbiamo oggi di vivere la nostra sessualità in modo sicuro evitando gravidanze inattese sono molte: dobbiamo solo trovare quella più adatta a noi.

Oggi abbiamo l’occasione di essere informate e di scegliere cosa meglio ci rappresenta e ci fa stare bene: è un privilegio che fino a non molto tempo fa era negato a molte.

Quindi evitiamo i salti nel vuoto affidandoci a metodi statisticamente poco sicuri! Se si tratta di gravidanze indesiderate, stiamo con i piedi ben piantati a terra invece e facciamo la scelta giusta in pieno stile WIR: quello di donne libere e consapevoli 😉

Federica

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